La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

I Domenica di Quaresima C

La Parola: Dt 26,4-10 Sal 90 Rm 10,8-13 Lc 4,1-13:

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Ogni celebrazione liturgica ci permette di rivivere, coinvolgendoci nel profondo, i misteri della salvezza operata di Cristo. Questo è sicuramente il senso della nostra comunione eucaristica, condivisione anche fisica del dono di Gesù del proprio corpo, per poter vivere con lui le vicissitudini liete e tristi di ogni giorno. La liturgia della prima domenica di Quaresima ci invita a rivivere le tentazioni di Gesù all’inizio del suo cammino, che sappiamo si concluderà a Gerusalemme con la sua Pasqua di morte e resurrezione. Il racconto del vangelo ci aiuta a comprendere come in realtà la nostra condivisione si allarga ad altri momenti significativi della storia della salvezza. La quarantena di Gesù nel deserto è infatti un richiamo esplicito allo stesso periodo di digiuno di Mosè nel deserto del Sinai prima di salire il monte per ricevere le tavole della legge e certamente rievoca gli stessi quarant’anni del viaggio nel deserto del popolo ebraico verso la terra promessa e le tentazioni simili, della fame e del desidero di segni meravigliosi. Ma ancora più forte è il richiamo al primo momento della storia dell’uomo, segnato dalla tentazione nel giardino dell’eden, a cui malamente han risposto i nostri progenitori. Ecco invece che Gesù, il salvatore, l’uomo nuovo obbediente a Dio fino alla fine, vince e sbaraglia su tutti i fronti le tentazioni del maligno. Quindi noi siamo chiamati a condividere non tanto le tentazioni, cosa che facciamo già tranquillamente ogni giorno grazie alla nostra debolezza e all’egoismo che ci contraddistingue, quanto in verità proprio la vittoria di Cristo sul male e sulla morte. Insomma iniziamo il cammino della quaresima in preparazione alla Pasqua avendo ben chiaro il nostro compito e destino, quello di partecipare alla vittoria pasquale di Cristo. Ma giustamente la Chiesa ci ricorda che anche noi dobbiamo passare prima attraverso le tentazioni sia quelle più umane e quotidiane, richiamate dal desiderio del pane o del potere, come anche quelle più decisive sul valore e significato della nostra fede e del nostro rapporto con Dio, espresse nella figura di Gesù innalzato sulla sommità del tempio e tentato di mettere in dubbio la stessa parola del Padre. Proprio noi che ci sentiamo già amici di Gesù e frequentiamo il tempio, cioè le nostre chiese e le realtà parrocchiali, siamo forse quelli più tentati di crederci a posto, abbastanza bravi a sistemare le nostre cose senza alcun bisogno di conversione e di penitenza. Anche noi come Gesù non vogliamo tentare Dio e metterlo alla prova, ma forse solo perché non vogliamo che sia lui poi a mettere alla prova la nostra fede chiedendoci opere coerenti con il credo che professiamo. Dobbiamo invece rinnovare il nostro affidamento a Dio certi che solo Gesù è il vero vincitore del male e solo stando con lui possiamo partecipare alla sua vittoria, seguendo il suo esempio nell’amore ai fratelli e condividendo la stessa via della croce.

Nella foto, don Natale, autore della riflessione

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