Storia del lago Gerundo, secondo Conti

Capralba, 13 marzo 2019

Una storia antica, quella del lago Gerundo, ma adesso un po’ meno misteriosa. Merito del nuovo libro del giornalista Fabio Conti “Gerundo il grande lago scomparso”, edito da Meravigli di Milano e presentato sabato scorso a Capralba, nella sala “Monsignor Paravisi” della Cassa Rurale-Bcc di Caravaggio, Adda e Cremasco su iniziativa del circolo di Legambiente “Terre del Gerundo (ex Bassa Bergamasca). Ad introdurre la presentazione è stato il direttore del settimanale trevigliese “Il popolo cattolico” Amanzio Possenti: “In precedenza –ha detto- ero io stesso scettico sull’esistenza di questo lago così antico, ma il lavoro di ricerca inserito nel volume e le evidenze del territorio che il testo vi fa riscoprire lasciano pensare a un passato più reale per questo nostro Gerundo”. Non sono mancati accenni a tematiche prettamente locali, visto che il libro riferisce di Paolo Ghedi, ribattezzato il “Robin Hood del Gerundo”, un bandito che, come Robin Hood, rubava ai ricchi per dare ai poveri e che venne ucciso proprio a Capralba. E poi i fontanili: “Il territorio di Capralba in particolare, ma un po’ tutta la nostra zona in generale, è costellata da qualcosa come oltre 1.500 fontanili –ha spiegato Fabio Conti–, queste risorgive naturali che anticamente avevano alimentato proprio il lago Gerundo”. “Fa piacere parlare del nostro territorio, andando a scavare il passato per poter meglio valorizzare il presente”, ha spiegato nel suo intervento il presidente del circolo di Legambiente Stefano Cerea. Presenti in sala anche alcuni volontari che, la mattina dello stesso sabato, avevano pulito proprio alcuni fontanili di Capralba. La presentazione è proseguita con dei riferimenti alla storia del Gerundo: il lago vero e proprio risale a qualcosa come 8 mila anni fa, mentre gli ultimi residui vennero bonificati nel Medioevo dai monaci benedettini e cistercensi con sede ad Abbadia Cerreto. Ampio spazio è stato dedicato anche a Tarantasio, il leggendario drago del lago Gerundo di cui Conti ha raccontato la storia, dalla sua “nascita” a Soncino alla sua uccisione a Calvenzano per mano di Uberti Visconti.

Nella foto, la presentazione di Fabio Conti

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