Ecco gli otto sindaci del gran rifiuto

Cremasco, 11 luglio 2018

Eccoli, sono loro, gli otto disobbedienti che sono usciti sbattendo la porta da Scrp. E adesso ribadiscono il concetto che vogliono soldi uno sull'altro a fine anno, come da statuto. Conferenza stampa congiunta (alla quale risponderà Scrp venerdì mattina) per dire che loro sono tranquilli, che Scrp costa troppo, spende troppo. Per esempio i 15 dipendenti, costo medio lordo: 72mila euro (moltissimi farebbero carte false per portare a casa questi soldi...). Oppure che i loro circa tre milioni di euro in azioni che devono riscuote sono solo il 10% del patrimonio di Scrp, che di milioni ne ha trenta. Infine affermano che non sarà la loro uscita a mettere in crisi Scrp, ma forse i tanti soldi spesi in consulenze (601mila nel 2017). E poi, gran finale, la proposta: passate i dipendenti a Padania Acque, non è necessaria una Spa per rappresentare il territorio e formiamo un nuova società con mille euro ciascun sindaco, dove uno conti uno. Nel mezzo il j'accuse di Antonio Grassi, ribadito a chiare lette da Gabriele Gallina, i casi per lo meno strani nei quali è incappato Luca Cristiani, minacciato per lettera a pesare le parole in merito ai suoi dubbi sul bilancio ("Mai detto che era falso, ma volevo discuterlo"), l'esperienza di Rosolino Bertoni, sette anni senza aver mai utilizzato Scrp e neppure un rimpianto, lo strano caso della surroga del consigliere, ben 14 mesi dopo le dimissioni di un membro e a soli sei mesi dalla scadenza. E un dubbio: ma questi soldi ce li daranno o no? A dicembre l'ardua sentenza.

Nella foto, gli otto sindaci usciti da Scrp: Arcari (Ticengo), Cristiani (Casaletto di Sopra), Polla (Romanengo), Gallina (Soncino), Grassi (Casale Cremasco), Bertoni Papallzo Pignano), Marani (Salvirola) e Barbati (Trescore)

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